Programma
WOLFGANG AMADEUS MOZART
Sonata da chiesa K 263
Missa K 262 (Kyrie – Gloria – Credo – Sanctus – Benedictus – Agnus Dei)
Ave verum corpus K 618
Magnificat dai Vesperae solemnes de confessore K 339
Direttore: Francesco Fanna
Ensemble vocale ACADEMIA ARS CANENDI
ORCHESTRA VENEZIA CLASSICA
La messa concertata
La consuetudine di accompagnare la funzione liturgica con una Messa composta da un musicista è tuttora ben radicata nei paesi di lingua e cultura tedesca, mentre in Italia è stata quasi completamente dimenticata. Con quest’appuntamento, l’ASSOCIAZIONE MUSICA E LITURGIA intende contribuire al rinnovamento di questa tradizione.
La maggior parte delle Messe composte da Wolfgang Amadeus Mozart fu scritta per Salisburgo e segue uno schema ben definito, che l’autore espone così: «Una Messa – comprendente il Kyrie, il Gloria, il Credo, la Sonata per l’Epistola, l’Offertorio o il Mottetto, il Sanctus e l’Agnus Dei – che al completo non deve durare più di tre quarti d’ora. Questo si
applica anche alla Messa più solenne detta dallo stesso Arcivescovo. Allo stesso tempo la Messa deve avere tutti gli strumenti: trombe, tromboni, tamburi e così via».
La Missa longa, K 262, occupa una posizione eccezionale nella produzione sacra mozartiana; deve, infatti, il proprio soprannome alla caratteristica di essere l’intonazione dell’ordinarium più estesa, interamente composta da Mozart.
Tale caratteristica ha indotto a escludere che questo lavoro, completato nel 1776, fosse destinato alla Cattedrale di Salisburgo, in considerazione della ben nota propensione del principe vescovo Colloredo per la concisione. Si è ipotizzato, quindi, che il lavoro sia stato composto per la Chiesa abbaziale di Sankt Peter, ma non è impossibile, comunque, che la Missa longa sia stata eseguita nella cattedrale per un’occasione particolarmente solenne, quale la domenica di Pasqua del 1776.
Il celeberrimo Ave Verum Corpus, risalente al 1791, è una delle rare composizioni sacre posteriori alla fine del periodo salisburghese e, forse, uno dei punti più alti dell’intera opera mozartiana: la semplicità del breve lavoro, ideato per un organico limitatissimo, infatti, è soltanto apparente e cela modulazioni armoniche di maestria impareggiabile, che attribuiscono al brano una profondità straordinaria.
Magnificat è il brano conclusivo dei Vesperae solemnes de confessore K 339, la più nota delle due raccolte mozartiane di Vespri, risalente all’anno 1779. Qui si riflettono, come nelle Missae, la brevità e la concisione imposte alle funzioni
dall’arcivescovo Colloredo; il testo, infatti, è musicato senza interruzione e predomina una robusta scrittura corale.